Music photography
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Storia della Fotografia Musicale: le fotografe che hanno documentato la scena Punk newyorkese

Aggiornato il: 16 nov 2020

Il rock e l’heavy metal degli anni ‘70 furono caratterizzati da una forte predominanza maschile. Le donne erano pressoché invisibili e non c’era spazio per loro in certi ambienti musicali. Tra la metà e la fine degli anni ‘70 la diffusione del punk rock, della controcultura e della filosofia anarchica, contribuirono alla nascita di una comunità più aperta e inclusiva che permise alle donne di avere maggiore accesso alla scena musicale. Debbie Harry, Patti Smith, Siouxsie Sioux, Joan Jett, Lydia Lunch, Kim Gordon sono solo alcune delle musiciste che dominarono la scena in quegli anni e nel decennio successivo.

 Joan Jett and Gaye Advert by Roberta Bayley
Joan Jett e Gaye Advert - © Roberta Bayley

Furono fatti dei passi in avanti rispetto agli anni precedenti, ma per le donne non era ancora così semplice far parte della scena musicale ed erano costrette a subire pesanti discriminazioni sessuali. Venivano spesso etichettate come sex symbol e l’attenzione non era rivolta solo alla loro musica, ma anche ai loro corpi (non che oggi sia cambiato molto, ahimè). Le musiciste punk hanno iniziato ad usare la musica come mezzo per diffondere i loro messaggi di rabbia, e proprio in quegli anni furono gettate le basi per il movimento femminista punk che è esploso negli anni ‘90 con le Riot Grrrl.


Non è quindi un caso che la scena punk newyorkese sia stata documentata da numerose fotografe, prima fra tutte Roberta Bayley. Avete presente la famosissima copertina dell’omonimo disco dei Ramones in cui la band posa in piedi contro un muro di mattoni? Ecco, l’ha scattata lei.

Ramones by Roberta Bayley
Ramones - © Roberta Bayley

Nel 1974 Roberta ha iniziato a lavorare alla biglietteria del CBGB, un club di New York che ha visto nascere il punk statunitense. Da lì sono passati tutti i più grandi musicisti quando erano ancora all’inizio della loro carriera: Ramones, Blondie, Iggy Pop, Talking Head, Patti Smith, Television, Dead Boys, The Hearthbreakers solo per fare alcuni nomi. Poco tempo dopo Roberta decise di comprare la sua prima macchina fotografica e iniziò a fotografare le band. Alcune di loro le chiesero di scattare delle foto da utilizzare per i poster o per scopi promozionali e nel 1976 iniziò a lavorare per Punk, una rivista fondata da John Holmstrom che contribuì a far conoscere in tutti gli States la scena musicale legata al CBGB.

Sex Pistols, Debbie Harry e Joey Ramone by Roberta Bayley
Sid Vicious, Joey Ramone e Debbie Harry© Roberta Bayley

Roberta non era un’osservatrice esterna, ma faceva parte di quella comunità. Non voleva essere solo una fotografa per i musicisti, ma una loro amica, e proprio per questo motivo le sue foto sono estremamente vere e spontanee. La sua carriera come fotografa è durata 10 anni e le sue fotografie sono state esposte nei musei di tutto il mondo.

Debbie Harry by Roberta Bayley
Debbie Harry - © Roberta Bayley

Un’altra importante fotografa fu Marcia Resnick. Le sue fotografie documentano la New York degli anni 70’ e ‘80 in cui rock e arte si fondevano per dare vita ad una vera e propria subcultura. Nei suoi scatti troviamo quindi non soltanto musicist* punk come Joan Jett, Ramones, Sex Pistols, David Byrne, Sex Pistols, ma anche artisti del calibro di Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat e scrittori come William S. Burroughs. I suoi lavori di quegli anni sono raccolti nel libro Punks, Poets and Provocateurs: New York City Bad Boys 1977-1982.

Andy Warhol by Marcia Resnick
Andy Warhol - © Marcia Resnick
Mick Jagger by Marcia Resnick
Joan Jett, Mick Jagger e Marcia Resnick - © Marcia Resnick

Ebet Roberts si trasferì da Memphis a New York nel 1977 per dedicarsi alla pittura. Iniziò a frequentare il CBGB e a fotografare i musicisti che si esibivano sul palco, ma non era sua intenzione diventare fotografa. Un giorno la Capitol Records vide delle foto che Ebet aveva scattato ad uno dei suoi artisti e decise di ingaggiarla per dei lavori. Da allora ha sempre documentato la vita dei musicisti riuscendo a catturarne l’essenza. Davanti al suo obiettivo sono passati Bob Marley, Neil Young, Bob Dylan, R.E.M., Ramones, The Cure, Robert Plant, Bruce Springsteen, Miles Davis, Talking Heads, The Clash, Bon Jovi e molti altri. Le sue foto sono state pubblicate sulle più importanti riviste americane.

The Cars by Ebet Roberts
The Cars - © Ebet Roberts
Ramones by Ebet Roberts
Ramones - © Ebet Roberts

Un’altra fotografa che gravitava attorno al CBGB era Julia Gorton. Durante il primo anno utilizzò soltanto una Polaroid, producendo un gran numero di istantanee di quelli che sono stati i protagonisti della scena punk e new wave statunitense. “When you had a large unusual camera that made instant prints, it was easy to approach people”, ha dichiarato. I suoi scatti erano spontanei, non studiati, a volte molto scuri, ma proprio la loro imperfezione li rende così efficaci. Julia instaurò un bel rapporto con Lydia Lunch e insieme realizzarono tantissime foto.

Debbie Harry e Tom Verlaine by Julia Gorton
Debbie Harry e Tom Verlaine - © Julia Gorton
Anya Phillips and Iggy Pop by Julia Gorton
Anya Phillips e Iggy Pop - © Julia Gorton

Anche altre fotografe hanno documentato la scena punk newyorkese, tra cui Erica Echenberg, Lynn Goldsmith e Janette Beckman. L’ambiente era inclusivo e c’era una maggiore equità di genere rispetto al passato, e questo ha fatto sì che le donne potessero avere più spazio in ambito sia musicale che fotografico.


Le fotografe di cui vi ho parlato erano spesso alle prime armi con la fotografia e scattavano con mezzi di fortuna, ma sono riuscite ugualmente a catturare l’anima del punk. Credo che il segreto stia nel fatto che avessero nei confronti della fotografia lo stesso approccio puro e autentico che i musicisti punk avevano nei confronti della musica: per formare una band e salire su un palco non era necessario saper suonare uno strumento e dotarsi di una strumentazione all’avanguardia, bastava avere qualcosa da esprimere.


Il punk non era soltanto un genere musicale, ma un modo di essere, un'attitudine. Il punk era libertà di espressione, uguaglianza, ribellione contro il sistema borghese e autoritario, rifiuto di qualsiasi forma di controllo. Il punk era abbattimento delle barriere tra chi la musica la fa e chi la ascolta (concetto che più tardi i Minutemen racchiusero nella frase our band could be your life), era senso di comunità. E in quella grande famiglia tutti avevano la libertà di far sentire la propria voce.

CBGB by Bob Gruen in 1977
© Bob Gruen, 1977

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