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Storia della Fotografia Musicale: Guido Harari, tra poesia e sentimento

Spesso le foto migliori sono quelle che non ci aspettiamo, quelle non previste, studiate, calcolate. Ti si presentano davanti senza preavviso e tu hai pochissimi istanti per riuscire a catturarle. La bravura di un fotografo sta nel riuscire a coglierle prima che svaniscano per sempre. Non basta trovarsi nel posto giusto al momento giusto, servono anche una buona dose di sensibilità, velocità e un occhio attento che veda quello che gli altri non riescono a percepire.


Queste doti non sono sicuramente mancate a Guido Harari quando ha fotografato Tom Waits a Parigi nel 1992. Stava assistendo allo shooting di un fotografo francese e durante il cambio di pellicola Tom Waits prese il fondale nero, lo indossò come fosse un mantello e si mise a correre per il cortile. Guido non perse tempo e iniziò a scattare, riuscendo così a ritrarlo in un modo nuovo ed originale, lontano dal classico immaginario legato al cantautore.

Tom Waits fotografato da Guido Harari
Tom Waits © Guido Harari

Vi ho raccontato questo aneddoto per introdurre il protagonista del quinto episodio della rubrica sulla Storia della fotografia musicale: Guido Harari (gli altri episodi li trovate qui). Quando in Italia si parla di fotografia musicale, è impossibile non fare il suo nome.


Nato al Cairo nel 1952, all’inizio degli anni Settanta Guido ha iniziato a lavorare come fotografo e critico musicale. Da allora ha sempre collaborato con i più grandi musicisti italiani e internazionali, tra cui Claudio Baglioni, Andrea Bocelli, Paolo Conte, Paul McCartney, Luciano Pavarotti, Lou Reed, Vasco Rossi, Frank Zappa, Simple Minds, e per vent’anni è stato uno dei fotografi personali di Fabrizio De André.

Lou Reed, Laurie Anderson e Bob Dylan fotografati da Guido Harari
Lou Reed e Laurie Anderson / Bob Dylan © Guido Harari

Le sue ispirazioni sono state prima l’iconografia delle copertine dei dischi, poi il lavoro di fotografi come Jim Marshall (di cui ho parlato qui), Annie Leibovitz, David Gahr, Barry Feinstein, Jean-Pierre Leloir che vedeva nei giornali musicali dell’epoca. Nel tempo ha elaborato una sua chiave di lettura e interpretazione molto emotiva ed empatica, non troppo attenta alla creazione di una cifra stilistica.

Patti Smith e Nick Cave fotografati da Guido Harari
Patti Smith / Nick Cave © Guido Harari

Dagli anni Novanta ha iniziato ad occuparsi anche di immagini pubblicitarie, ritratti istituzionali, reportage a sfondo sociale e grafica dei volumi da lui curati. Dal 1994 è membro dell’Agenzia Contrasto, ha realizzato tantissime copertine di dischi e nel 2011 ha fondato Wall Of Sound Gallery, la prima galleria fotografica italiana interamente dedicata alla musica.

Lucio Dalla fotografato da Guido Harari
Lucio Dalla © Guido Harari

Guido Harari ha avuto un bel rapporto di amicizia con Lou Reed. Si sono conosciuti nel 1975 a Milano in occasione di un suo concerto che fu interrotto dagli autonomi. Da allora si sono rivisti tutti gli anni e Guido ha scattato l'immagine per la copertina di uno dei suoi dischi live.

"Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e di sentimento. Le cose che Guido cattura nei suoi ritratti rimangono in genere ignorate dagli altri fotografi. Considero Guido un amico, non un semplice fotografo." (Lou Reed)
Guido Harari e Lou Reed © Wall of Sound
Guido Harari e Lou Reed © Wall of Sound

Mi affascina molto il lavoro che Guido Harari ha svolto con Fabrizio De André. Ha dichiarato di aver sempre avuto nei suoi confronti un timore reverenziale, che è riuscito a superare solo negli ultimi anni della loro collaborazione. Tra i due si era creato un rapporto profondo e speciale, una complicità che consentiva al fotografo di avere uno sguardo puro e senza filtri.

Fabrizio De André e Dori Ghezzi fotografati da Guido Harari
Fabrizio De André e Dori Ghezzi © Guido Harari

Nel 1979 Guido, ispirato dai fotografi americani del rock, decise di fare un reportage del tour di De André con la PFM. Voleva fotografare qualcosa di inedito e interessante, ma stava trovando pochi spunti, finché un giorno vide Faber addormentato a terra accanto ad un termosifone all’interno di un Palasport. Quella foto li legò molto, perché per la prima volta il cantautore si vide fotografare in maniera diversa, non ossequiosa.

Fabrizio De André fotografato da Guido Harari
Fabrizio De André © Guido Harari

C’è anche un altro aneddoto legato ad una foto molto bella che ha fatto a De André. Una notte lo sentì tossire nella sua camera, mentre tutti erano già andati a dormire. Si affacciò e lo vide fumare e leggere sul letto ricoperto di libri. In quel momento non ebbe il coraggio di tirare fuori la macchina fotografica, ma anni più tardi gli chiese di ricreare quella situazione e fare la foto.

Fabrizio De André fotografato da Guido Harari
Fabrizio De André © Guido Harari

Ogni volta che guardo il lavoro dei grandi fotografi musicali che hanno fatto la storia, quando ascolto i loro racconti, non posso fare a meno di provare, oltre che ad un pizzico di invidia, anche una grande amarezza per il modo in cui questo lavoro oggi sia cambiato. La vicinanza con i musicisti e la complicità che si riusciva ad instaurare con loro sono sempre più rare. Senza la censura e le limitazioni imposte dai manager e dai discografici, un tempo era possibile realizzare foto più naturali che ritraevano momenti di vita vera. Oggi questo aspetto va sempre più scomparendo, portando via con sé il riconoscimento del valore e dell'importanza documentaristica che la fotografia meriterebbe di avere.

© Guido Harari



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di valentina cipriani

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Valentina Cipriani
Fotografa e Videomaker Freelance
​Specializzata in musica

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Foto di Sofia Aglietti

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