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Storia della Fotografia Musicale: Jim Marshall, il fotografo del Rock'n'Roll

È ancora possibile oggi realizzare degli scatti iconici capaci di entrare nella storia della fotografia musicale? È un quesito che mi pongo da tempo e la risposta è sempre più difficile da trovare. Non so cosa rimarrà fra trent’anni di questo numero infinito di fotografie da cui siamo costantemente bombardati, però penso di non sbagliare affermando che quel tipo di iconicità che le foto avevano fino a qualche decennio fa non si potrà mai più avere.


Esistono foto che hanno fatto la storia e che rimarranno per sempre impresse nella memoria collettiva. Molte di queste sono state scattate da Jim Marshall, protagonista di questo quarto episodio della rubrica sulla Storia della Fotografia Musicale.


Avete presente la foto di Jimi Hendrix inginocchiato di fronte alla sua chitarra in fiamme e quella di Johnny Cash che fa il dito medio nel carcere di San Quintino? Oppure quella di un giovane Bob Dylan che fa rotolare uno pneumatico per le vie di New York? Le ha scattate lui.

Jimi Hendrix, 1967 © Jim Marshall
Johnny Cash, 1969 © Jim Marshall

Se ti chiami Jim Marshall come il pioniere degli amplificatori, il tuo destino è già segnato alla nascita. E se non hai l’indole per suonare uno strumento, hai però un altro mezzo per accedere alla scena musicale: la fotografia.

Annie Leibovitz lo ha definito il fotografo del rock’n’roll, e le sue foto sono il diario di una vita in musica. Con la sua Leica ha documentato tutte le rivoluzioni musicali (e non) avvenute negli Stati Uniti negli anni ‘60 e ’70.

Bob Dylan, 1963 © Jim Marshall

Nato a Chicago nel 1936 da madre iraniana e padre siriano, Jim è cresciuto a San Francisco. La sua attrazione per la fotografia si manifestò all’età di 10 anni, quando iniziò ritagliare foto di macchine fotografiche dalle riviste e ad incollarle su un album.

“Ho sempre amato auto, pistole e macchine fotografiche. Le auto e le pistole mi hanno portato guai, le macchine fotografiche mai”.

Aveva una personalità fuori dagli schemi e un carattere brusco, tanto che molti lo ricordano come un “nano stronzo”. Aveva sempre con sé una pistola o un coltello e nel 1968 è stato condannato per tentato omicidio. Ha fatto un largo uso di sostanze stupefacenti e ha sofferto di dipendenza da cocaina.

Jim Morrison, 1967 © Jim Marshall

Jim è stato una rock star a tutti gli effetti. I musicisti gli aprivano le porte delle loro vite private e lui diventava parte integrante del loro mondo. Con la sua Leica ha documentato la Summer of Love del 1967 ed era un membro attivo della grande famiglia di High-Ashbury, il quartiere di San Francisco in cui è nato il movimento hippie. Qui conobbe i Grateful Dead e i Jefferson Airplane quando erano all’inizio della loro carriera e divenne un loro grande amico, oltre che fotografo.

Jefferson Airplane, 1967 © Jim Marshall

San Francisco, 1967 © Jim Marshall

“I musicisti mi fanno entrare nella loro vita privata e tradire la loro fiducia sarebbe un crimine. Non bisogna abusare della macchina fotografica e del proprio lavoro”.

Da questa dichiarazione di Jim traspare la sua etica lavorativa basata sul rapporto reciproco di fiducia ed empatia con i musicisti che fotografava. Allo stesso tempo però pretendeva una completa libertà di movimento:

“Voglio l’accesso totale. Non voglio che qualcuno mi dica qui non puoi entrare. Se mi vogliono con sé devono rispettare la mia opinione, il mio gusto e la mia etica. E lasciarmi scattare la foto, lasciarmi cogliere quello che vedo”.
Jimi Hendrix e Janis Joplin, 1968 © Jim Marshall

Il primo amore di Jim è stato il jazz e ha realizzato degli scatti incredibili a John Coltrane e Miles Davis. Ha documentato diversi festival jazz mostrando non solo l’aspetto musicale, ma anche quello culturale, quindi la gente, il pubblico composto da giovani di etnie diverse che per la prima volta si riunivano per divertirsi insieme. Gli piaceva difendere le persone svantaggiate e ha fotografato molti musicisti di colore che non erano sotto i riflettori.

Miles Davis, 1971 © Jim Marshall
John Coltrane, 1960 © Jim Marshall

Nel 1966 Jim è stato l’unico fotografo ammesso all’ultimo concerto dei Beatles che si è svolto a San Francisco. Nel 1969 ha documentato il concerto di Johnny Cash all'interno del carcere di massima sicurezza di San Quintino, in California. Lo stesso anno ha fotografato Woodstock, durante il quale era perennemente fatto di acidi. Nel 1972 ha seguito i Rolling Stones in tour e una sua foto è finita sulla copertina di Life.

The Beatles, 1966 © Jim Marshall

The Rolling Stones, 1972 © Jim Marshall

Verso la metà degli anni ‘70 la musica ha iniziato a girare intorno alle società, e le società volevano non solo possedere tutte le immagini, ma anche controllarne il messaggio. Jim non poteva sopportare questa situazione e, anche a causa della sua dipendenza da cocaina, la sua carriera crollò. Alla fine degli anni ‘80 riemerse e fu ingaggiato da giovani band, tra cui i Red Hot Chili Peppers e i Cult.

The Rolling Stones e Janis Joplin © Jim Marshall

Jim Marshall ha documentato i backstage di tutti i grandi del rock di quegli anni, le sue foto sono finite sulle copertine di oltre 500 album e molti dei suo scatti iconici sono divenuti parte della storia del rock’n’roll. È stato l’unico fotografo a ricevere, anche se postumo, il Grammy Trustees Award per aver documentato la storia della musica.

Nel 2019 è uscito Show Me The Picture: The Story of Jim Marshall, un documentario che racconta la sua storia.


È morto il 24 marzo 2010 nella stanza di un hotel di New York con un libro appoggiato sul petto.

“Siamo circondati da immagini. La gente pensa che sia tutto facile e che non valgano molto. Dimenticano che ho impiegato anni a scattare quella fotografia, ho passato metà della mia vita a scattare foto. La gente non lo capisce. Pensa che basti comprarsi una macchina per fare a stessa foto, ma non è così”.
Jim Marshall, Woodstock 1969 © Henry Diltz

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Rock'n'Shoot

di valentina cipriani

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Valentina Cipriani
Fotografa e Videomaker Freelance
​Specializzata in musica

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Foto di Sofia Aglietti

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